La mémoire des saints originels entre XVIe et XVIIIe siècle
études réunies par B. Dompnier et S. Nanni
Rome 2019

Alors que les travaux sur le culte des saints à l’époque moderne ont largement privilégié ces dernières décennies l’étude de la construction des réputations de sainteté et celle des procédures de canonisation, et donc surtout les figures les plus récentes, ce livre propose de s’attacher à la place que tiennent les saints les plus anciens dans la piété et dans la culture des XVIe et XVIIIe siècles. Quelles que soient les sources examinées, il apparaît en effet que la mémoire du catholicisme moderne est largement organisée autour de personnages portés sur les autels depuis de nombreux siècles. Bien plus, on assiste à la même époque à un regain de ferveur pour les saints des origines, qu’illustrent aussi bien la diffusion des reliques des catacombes romaines dans toute la catholicité que l’intérêt renouvelé pour de « vieux » saints locaux, plus ou moins oubliés avec le temps. Le catholicisme tridentin, notamment en réponse aux attaques protestantes, s’édifie donc en donnant une nouvelle actualité à l’ancien sanctoral, non sans opérer évidemment une nouvelle lecture des figures qui le composent, mises en conformité avec les nouveaux idéaux confessionnels.
Mais les enjeux liés à la sainteté originelle dépassent le seul domaine du culte. La réactivation de la mémoire des vieux saints ne saurait ainsi être séparée de stratégies des pouvoirs politiques – des États ou des villes – en quête de renforcement de leurs assises. Plus largement, le corpus de ces figures de sainteté constitue un bien commun, au-delà de la seule institution ecclésiale. La familiarité avec elles est suffisante pour que les diverses formes de productions culturelles (théâtre, littérature, peinture, musique) s’en emparent comme d’un répertoire librement disponible. Le projet qui porte ce livre, fondé sur le croisement d’interrogations conduites sur des documents de divers types, l’inscrit dans le courant actuel d’histoire de la mémoire, c’est-à-dire qu’il accorde une attention particulière, à travers la pluralité des représentations, aux relectures, (ré)appropriations et reconstructions tant des figures singulières que de la cohorte à laquelle ils appartiennent, patrimoine symbolique pour les sociétés des XVIIe et XVIIIe siècles.

Info: EFR

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S. Battista da Varano
Trattato della purità del cuore. De puritate cordis. De perfectione religiosorum
Testo latino e volgare a fronte a cura di S. Serventi
Firenze 2019

Il Trattato della purità del cuore è un’opera della maturità di Battista da Varano nella quale la santa traccia il cammino di perfezione spirituale suddividendolo in tre tappe fondamentali che conducono l’anima dalla purificazione del cuore all’«amorosa crocifissione» e all’offerta volontaria di sé. L’opera è intessuta di citazioni tratte dal Cantico dei Cantici, libro biblico inteso come modello di ascesa a Dio che la clarissa amplia col «libro» della propria esperienza. Come nelle Istruzioni al discepolo anche qui il racconto autobiografico diviene insegnamento, rientrando così nella linea della comunicazione sapienziale. Il recente ritrovamento di due codici cinquecenteschi ha permesso una revisione del testo, consentendo di leggerlo in una versione più completa e vicina all’originale rispetto a quella abbreviata finora nota grazie a tre codici oratoriani del XVII e XVIII secolo. La presente edizione, che pone a fronte il testo latino, De puritate cordis, e quello volgare, intitolato De perfectione religiosorum, mostra come la monaca di Camerino abbia saputo coniugare la propria raffinata cultura umanistica con le più profonde tematiche dell’Osservanza francescana, seguendo in questo le orme di Caterina Vigri, un’altra clarissa passata dalla corte al chiostro, grazie alla quale Camilla aveva imparato i «vocaboli spirituali» mediante i quali esprimere la propria straordinaria esperienza di fede.

Info: www.sismel.it

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La «Passio» di san Donato vescovo di Arezzo.
Edizione critica, traduzione e commento a cura di P. Licciardello

La Passio di san Donato vescovo di Arezzo, martire, secondo la tradizione, nel 362 sotto Giuliano l’Apostata, è un testo agiografico di origine altomedievale che ha goduto di ampia fortuna, essendo trasmesso da più di 200 manoscritti senza contare le versioni inserite nei leggendari abbreviati. La presente edizione è preceduta da un ampio studio introduttivo in cui è ricostruita l’evoluzione del testo, a partire da una versione capostipite di età longobarda (identificata dai Bollandisti con il numero BHL 2289). Emerge un complesso gioco di scritture, riscritture e contaminazioni che si possono ricondurre a tre versioni principali: quella di età longobarda, una versione di età carolingia in cui confluiscono i miracoli dell’omonimo san Donato di Evorea (Famiglia A aucta) e una versione, probabilmente aretina, redatta tra fine X e inizi XI secolo, che mette ordine nelle versioni precedenti (BHL 2294). Sono queste tre versioni principali – intese come snodi centrali nell’evoluzione del testo – a essere oggetto dell’edizione. Ogni testo criticamente stabilito è accompagnato dalla traduzione e da un apparato di note di commento, volte a illustrare fatti e personaggi, aspetti storici, archeologici e linguistici. La straordinaria vitalità di questo testo agiografico attraverso i secoli ne indica il ruolo di primaria importanza nella devozione dei fedeli e nella costruzione dell’identità ecclesiastica locale.

Info: www.sismel.it

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D. Arru
Appunti agiografici
Roma 2018

Fin dai primi secoli della Chiesa si è affermata la pratica della venerazione dei fedeli cristiani che, in vita, avevano reso testimonianza in modo esemplare del loro attaccamento alla fede. Il culto era riservato, nei primi tempi del cristianesimo, ai martiri o a chi, in vita, aveva dato dimostrazione di coerenza con i principi della propria religione, lasciando un esempio da imitare alla comunità dei fedeli. Solo a partire da un certo momento, inizia ad avvertirsi nella Chiesa la necessità di subordinare l’ammissione del culto dei santi ad una serie di controlli e di verifiche intese ad escludere con certezza la sussistenza di circostanze o di elementi contrastanti col culto stesso. Detti controlli e verifiche vengono articolandosi e perfezionandosi lungo i secoli, fino a dar luogo ad una precisa e rigorosa procedura: la canonizzazione. L’accesso all’albo dei santi richiede il passaggio attraverso le varie fasi di tale procedura.
Sono raccolti in questo quinterno alcuni lavori redatti in occasioni diverse come materiale didattico impiegato per le lezioni di storia delle istituzioni ecclesiastiche e per il dottorato in Storia e scienze filosofico-sociali, nell’indirizzo di studi storico-religiosi. Trattandosi di scritti nati nella scuola e per la scuola, essi conservano il carattere discorsivo che è proprio di questo genere di elaborato.

Info: shop.unipass.it

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Francesco da Assisi. Storia, arte, mito
a cura di M. Benedetti e T. Subini
Roma 2019

La difficile eredità di una proposta cristiana di non agevole imitazione nel corso dei secoli trasforma la memoria del Poverello nella dualità tra frate Francesco in sé e san Francesco per noi. Il volume indaga alcune modalità con cui la letteratura francescana ha affascinato taluni ambiti della cultura italiana, e non solo, del XX e XXI secolo in un processo di metamorfosi caratterizzato da una attrattiva “forza di contemporaneità” in un contesto assai spesso definito di “analfabetismo religioso”. Come si spiega questa apparente contraddizione? Il paradosso viene affrontato in un libro-ponte tra passato e presente attraverso molteplici sguardi (filosofia, arte, cinema, musica, teatro, psichiatria, letteratura, devozione, politica e propaganda) muovendo da un ineludibile punto di partenza: le fonti scritte che hanno trasmesso l’avventura religiosa – dal medioevo ai nostri giorni – di un uomo descritto da Tommaso da Celano come «mediocre di statura, piuttosto piccolo; viso un po’ oblungo e proteso; occhi normali, neri e semplici; capelli scuri; lingua mite, bruciante e acuta; voce veemente, dolce, chiara e sonora; barba nera e rada» che, a sua volta, si presenta nei propri affascinanti scritti.

Info: www.carocci.it

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Parole prigioniere. I graffiti delle carceri del Santo Uffizio di Palermo
a cura di G. Fiume, M. García-Arenal
Palermo 2018

Riscoperti e studiati nei primi anni del Novecento da Giuseppe Pitrè, graffiti, disegni e iscrizioni delle carceri segrete del Santo Uffizio spagnolo in Sicilia, collocati all’interno del complesso monumentale dello Steri, rappresentano un unicum nel loro genere e una fonte storica straordinaria e imprevista. Le immagini sacre, le preghiere e le citazioni di salmi e testi biblici costituiscono un vero e proprio inventario delle devozioni di Età moderna nel XVII secolo. La flotta schierata nella battaglia di Lepanto, una squadra di galere, pennoni, alberi e velatura ci parlano di uomini in movimento tra luoghi geografici di cui attraversano frontiere politiche, linguistiche, religiose. Abbondano le scritte in siciliano, latino, italiano, inglese, ebraico, preghiere, citazioni di testi biblici e di salmi, notazioni sulla vita in carcere, composizioni poetiche in siciliano o italiano. Soprattutto sulle pareti del carcere si leggono nomi e cognomi, per esteso o con le sole iniziali, accompagnati spesso da una data: essi ci consentono di risalire alle storie giudiziarie degli autori, conservate negli archivi madrileni, aiutandoci a contestualizzare e decodificare le “urla senza suono” dei reclusi per cause di fede.

Info: Casa Editrice Istituto Poligrafico Europeo

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D. Solvi
Il canone agiografico di san Bernardino (post 1460)
Firenze 2018

Il volume raccoglie otto Vite di Bernardino da Siena (nell’originale e in traduzione italiana, corredate di introduzioni e note) risalenti alla fase più avanzata dell’elaborazione della memoria del santo. Nuove edizioni critiche sono quelle della Vita di Ludovico da Vicenza (1481), che è affiancata al volgarizzamento veneziano a stampa del 1513, e quella composta dal poligrafo francescano Mariano da Firenze verso il 1517.

Info: www.sismel.it

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A. Vauchez
Saint Homebon de Crémone, ‘père des pauvres’ et patron des tailleurs. Vies médiévales et histoire du culte
Bruxelles 2018

Little known today outside Italy, S. Homebon (Omobono, Homobonus, v. 1117-1197) is an interesting and significant character. Married with children, this craftsman and cloth merchant from Cremona was the first non-aristocratic layman canonised by the Church during the Middle Ages. Having led the life of a successful merchant for a long time, Homebon decided to devote himself to charitable work, serving the poor of his city, whom he fed and lodged even in his own house.  He lived a life of penance, and his piety and fidelity to the Church meant he stand out in a city where there were many heretics. Miracles started occurring around his tomb immediately after his death and Bishop Sicard of Cremona persuaded Innocent III that Homebon should be canonised in 1199. During the 13th century, three Latin Lives were composed in his honour. In this book we provide a critical edition, accompanied by a translation and various textual and iconographic documents attesting to the evolution of his cult from the 13th century to the present day. Although his cult was of interest only locally for a long time, it extended to most of Christianity between the 15th and 17th centuries thanks to the tailors’ and clothmakers’ guilds who chose Homebon as their patron saint. With the abolition of guilds in the 19th century, devotion to him declined, though it survives in his hometown and, it seems, in some business circles.

Info: www.bollandistes.org

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V. Ciciliot
Donne sugli altari.
Le canonizzazioni femminili di Giovanni Paolo II
Roma 2018

Il volume ripercorre la storia della santità, in particolare quella femminile, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, individuando un’attenta politica delle canonizzazioni, divenute veri e propri strumenti di governo ecclesiastico.

Beate e sante furono infatti il cavallo di battaglia della Chiesa cattolica wojtyłiana, contro la secolarizzazione e il relativismo etico e culturale, e per affermare la propria visione nei riguardi delle questioni biopolitiche, come la difesa della vita e della famiglia tradizionale.

Attraverso l’analisi dei processi canonici, della letteratura agiografica e dei pronunciamenti magisteriali ufficiali vengono così qui ricostruite le diverse storie di donne elevate alla gloria degli altari dal papa polacco, dimostrando che personalità come Gianna Beretta Molla o madre Teresa di Calcutta sono gli esempi più eclatanti della reinterpretazione della figura del santo operata da Giovanni Paolo II, ma anche del modello di donna contemporanea offerta dal pontefice ai fedeli.

Info: www.viella.it

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