Cammini di Santi – Il laboratorio

Il Laboratorio permanente sui “Cammini di Santi” intende configurarsi come un “think tank”, un terreno da dissodare con riflessioni teoriche su un fenomeno di grande attrattiva ed eminentemente trasversale quanto a competenze e ad ambiti di interesse: quello dei Cammini.

Il Laboratorio ha la sua genesi in due Panels promossi dall’AISSCA: il primo è stato presentato alla Terza Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana sulla Public History “Invito alla Storia” (Santa Maria Capua Vetere e Caserta, 24-29 giugno 2019); il secondo alla IV edizione dei Cantieri AISSCA dell’Agiografia “Comunicare la santità” (Roma, Università-Sapienza e Istituto “Antonianum”, 21-23 gennaio 2019). Alle iniziative hanno partecipato: Laura Carnevale (Università di Bari Aldo Moro), Ada Campione (Università di Bari Aldo Moro), Angela Laghezza (Università di Bari Aldo Moro), Umberto Longo (Sapienza-Università di Roma), Renzo Infante (Università di Foggia), Gianni Bergamaschi (Università Cattolica, Milano) e Antonietta Romano (Presidente dell’Associazione Culturale “Via Micaelica Molisana”).

I Cammini debbono essere considerati un fenomeno storico e agiografico nel senso più pieno dei due termini. La prospettiva storico-agiografica è infatti cruciale quando si parla di Cammini, in primis con riferimento alla storia attuale, soprattutto a quella di questo 2020 drammaticamente segnato dalla crisi del COVID19, che da un lato sta portando molti turisti a convertirsi in “camminatori” e che, dall’altro, sta inducendo i fedeli a rinnovate forme di religiosità, culto e devozione nei confronti di santi protettori e Madonne. In secundis, tuttavia – ed è quello che più interessa gli specialisti e gli addetti ai lavori – la pratica del Cammino va intesa come un fenomeno storico-agiografico del presente necessariamente legato al passato, attraverso la plurisecolare storia dei percorsi di pellegrinaggio, che, talvolta sottotraccia, permea ancora per molti aspetti alcuni sviluppi attuali. La pratica del pellegrinaggio, a sua volta, è connessa con l’esistenza di specifici luoghi sacri, polo d’attrazione e convergenza dei pellegrini: i santuari. Connotati da un “surplus di santità” e scrigno di reliquie, memorie, corpi o oggetti sacri, questi luoghi sorsero ovunque sul continente europeo a partire dalla tarda antichità, dalle coste del Mediterraneo a quelle dell’Atlantico: particolarmente importanti, anche per le vie di pellegrinaggio a essi collegate, furono i santuari micaelici, giacobei, nicolaiani, mariani. Si tratta di fondazioni spesso di rilievo cruciale nel tempo sul piano storico-politico, oltre che storico-religioso, e che allo stato attuale custodiscono un patrimonio ricco e stratificato, materiale e immateriale – memorie identitarie, tradizioni religiose, pratiche devozionali, oggetti votivi, manufatti artistici talvolta di elevatissima fattura –, in molti casi da riscoprire e da valorizzare.

Sul tema dei santuari sono state condotte ricerche pluridecennali da illustri studiosi membri dell’AISSCA (basti citare i nomi di Sofia Boesch Gajano, Giorgio Otranto, André Vauchez, Roberto Rusconi) e dell’AIRS (Associazione Internazionale per la Ricerca sui Santuari) (consulta la collana editoriale), e riprese recentemente in iniziative e progetti nuovi, quali la pubblicazione della Collana Santuari Cristiani d’Italia, il Censimento dei santuari francesi a cura dell’AIRS o e il Progetto FIRB “Spazi e percorsi sacri” (2012-2017).

Allo stato attuale i Cammini si inseriscono nell’ambito del turismo lento e sostenibile, naturalistico, religioso e concorrono alla valorizzazione di aree marginali e rurali. In particolare, i “Cammini di Santi” possano essere intesi secondo diverse accezioni:

  • percorsi che ricostruiscono l’iter cultuale del santo, anche attraverso una “catena” di santuari intitolati al santo in questione;
  • percorsi che ricostruiscono, con correttezza storica, l’itinerario della traslazione di reliquie;
  • percorsi che ripropongono ai camminatori/pellegrini moderni le vie calcate da un santo.

Alla luce di quanto evidenziato, il Laboratorio permanente si propone di fungere da volano per iniziative diverse e rivolte a un target diversificato (conferenze, seminari didattici, tavole rotonde, proiezioni cinematografiche o documentarie) ed è concepito come una “cassa di risonanza” per eventi collegabili a specifici Cammini sul territorio nazionale (inaugurazione di nuovi percorsi, rivalutazione di antiche vie di pellegrinaggio).

Nell’ambito del Laboratorio, inoltre, si intendono sviluppare almeno le questioni qui sotto indicate.

1) La problematicità della denominazione di “cammini storici”, nell’ambito dei quali andrebbero almeno distinti:

– gli itinerari culturali che connettono località di interesse storico, non sempre in origine collegate da vie di percorrenza antiche e medievali (può trattarsi di “cammini tematici”, “cammini archeologici” etc.);

le vie storiche di pellegrinaggio, cioè gli itinerari documentati come realmente percorsi, in epoca tardoantica, medievale e/o moderna, dai pellegrini (ma anche da mercanti, soldati etc.) diretti a specifici luoghi santi (santuari di San Michele Arcangelo, di San Giacomo di Compostela, di San Nicola, santuari mariani etc.) ma anche, per esempio, dalle reliquie di santi (percorsi di traslazione).

2) Il ruolo svolto dagli agiografi ai fini di una corretta conoscenza della figura del santo, del contesto storico in cui si colloca la sua esistenza e della sua tradizione cultuale, nonché del patrimonio storico-artistico e demo-antropologico implicato nella valorizzazione dei Cammini. Si tratta di un ruolo cruciale non solo per la ricerca, ma anche per la diffusione di corrette informazioni presso un pubblico di non specialisti, al fine di consegnare ad una audience ampia e consapevole una nuova idea dei “Cammini di Santi”.

3) Il rapporto fra camminatori e pellegrini antichi e medievali, nonché fra camminatori e pellegrini nel XXI secolo: è un rapporto che si declina in primo luogo attraverso i motivi e le intenzioni che conducono a mettersi in marcia, ma si esprime anche – per esempio – attraverso la percezione del tempo e dello spazio da parte di chi cammina. Pensiamo ad aspetti quali la consapevolezza storica dei camminatori, la loro “memoria culturale”, la scelta degli itinerari, l’esercizio o meno di pratiche identitarie collettive, le forme di frequentazione dei luoghi sacri (interessi cultuali e/o culturali, naturalistici etc.). Si pensi inoltre al fatto che i percorsi di pellegrinaggio erano veicolo non solo di persone, ma di idee, testi, merci, reliquie, prospettive religiose, ideali di vita: i pellegrini, pertanto, erano quant’altri mai viandanti aperti, nella loro tensione verso l’incontro con l’Altro, al confronto con il diverso e l’inatteso.

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