I Cammini ai Cantieri 2020

Cantieri dell’Agiografia, IV edizione “Comunicare la santità”

Sapienza Università di Roma; Pontificia Università Antonianum

Roma, 21-23 gennaio 2020

Panel

Intorno alla comunicazione della ricerca agiografica. Santi in cammino, cammini di santi

 

Panelchair

Laura Carnevale, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Introduzione

 

Panelists

  • Ada Campione, Angela Laghezza, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Pellegrini e viaggiatori alla grotta di San Michele del Gargano: per una storia degli itinerari e della devozione

  • Renzo Infante, Università degli Studi di Foggia

Vie storiche di pellegrinaggio e cammini moderni

  • Mariantonietta Romano, AISSCA

“Camminare nella natura con la storia”: la Via micaelica molisana

  • Umberto Longo, Sapienza Università di Roma

Percorsi antichi, luoghi sacri e tecnologie digitali. L’esempio della Sabina e del Reatino

  • Gianni Bergamaschi, Università Cattolica, Milano

I fondamenti storici per la realizzazione di un itinerario: l’esempio del Cammino di Santa Giulia

 

ABSTRACTS

 

Ada Campione, Angela Laghezza

Pellegrini e viaggiatori alla grotta di San Michele del Gargano: per una storia degli itinerari e della devozione

La plurisecolare storia del pellegrinaggio alla grotta-santuario di san Michele sul Gargano può essere ricostruita grazie a una ricca documentazione di carattere storico, letterario, agiografico, archeologico-monumentale, epigrafico, iconografico, liturgico, giuridico, e a una serie di testimonianze provenienti dalla tradizione popolare: un patrimonio che, a diversi livelli, attesta la continuità del fenomeno dalla tarda antichità ai giorni nostri e la sua dimensione internazionale, già a partire dal VII secolo.

Pellegrini di ogni estrazione sociale si recarono alla grotta del Gargano: santi crociati, re e imperatori, pontefici, ecclesiastici, dignitari di corte, ma soprattutto tanta gente comune e tanti romei incaricati spesso di compiere un pellegrinaggio sostitutivo o di suffragio. Dopo il Medioevo, sopraggiunte contingenze storiche, restrinsero il raggio di provenienza dei pellegrini ad un ambito pressoché italiano e locale e ne determinarono di fatto un cambiamento a livello sociale, trasformandolo in un fenomeno prevalentemente popolare.

Su un piano diverso si pone l’esperienza dei viaggiatori, appartenenti alle élites europee: essi «fotografano» quanto vedono nei loro resoconti preziosi e negli schizzi a margine dei quaderni di viaggio. Attirati dalla notorietà del luogo, pur privi di una motivazione spirituale, hanno percorso le strade dei pellegrini e con essi hanno condiviso esperienze, impressioni ed emozioni, contribuendo con il loro sguardo attento e critico alla ricostruzione di una pratica per sua natura permeabile e interattiva.

Nella ovvia impossibilità di analizzare la documentazione in modo esaustivo, il paper intende soffermarsi su alcune fonti letterarie tra le più significative per ricostruire l’evoluzione del pellegrinaggio micaelico alla grotta garganica.

I testi presi in considerazione, diversi, per epoca, contenuto e finalità, consentono di mettere a fuoco aspetti legati alle pratiche devozionali e cultuali e, più propriamente, al viaggio e all’accoglienza.

 

Renzo Infante

Vie storiche di pellegrinaggio e cammini moderni

Trattando di antiche vie di pellegrinaggio è necessario premettere una doverosa distinzione tra l’essenziale ricerca di storici e geografi e il lavoro di quanti concretamente operano per realizzare percorsi adatti a moderni camminatori. I due piani non andrebbero mai confusi, né tantomeno contrapposti. Bisognerebbe, inoltre, tener conto che i percorsi dei pellegrini di epoca medievale non erano fissi come le antiche vie consolari, in quanto mutavano nel tempo, anche rapidamente, in base ad eventi di natura politica, naturale o antropica. Chi deve tracciare un percorso per i nuovi pellegrini e camminatori in genere dovrà necessariamente tener conto delle vie storiche, ma anche delle mutate esigenze di quanti si mettono in cammino; spesso, infatti, le antiche vie storiche sono state sostituite da moderne arterie stradali; il che impone di individuare dei percorsi che ricalchino gli antichi itinerari senza però mettere in pericolo l’incolumità dei camminatori.

Il confine tra la Puglia e il Molise, in gran parte privo di ostacoli naturali, è stato nei secoli attraversato ininterrottamente da pellegrini, mercanti, soldati e pastori. Le grandi arterie romane che secondo Tito Livio giungevano a Lucera (Liv., IX,2,6), cederanno il posto ai vari percorsi della medievale “via Francigena” e successivamente ai tratturi della transumanza.

All’antica meta del santuario micaelico sul Gargano sorto già in epoca tardoantica, durante il Medioevo si aggiunsero quella di San Nicola di Bari visitati entrambi dai pellegrini in transito o di ritorno dalla Terra Santa e, a partire dall’istituzione della Dogana delle pecore, quelle dei santuari dell’Incoronata e di san Matteo.

I percorsi della via Francigena, denominazione attestata sia per il tratto che dalla Campania giungeva a Troia e di qui a Siponto, sia per il tratto che proveniva dalla costa adriatica e arrivava al santuario micaelico dalla valle di Stignano, sono individuabili grazie alla fitta rete di hospitalia ma soprattutto ai racconti dei pellegrini e viaggiatori che raggiungevano tali mete religiose. In epoca moderna agli antichi pellegrini medievali si sostituiscono le “cumpagnie” di devoti che percorrono le vie degli antichi come forma di rituale pratica penitenziale.

 

Mariantonietta Romano

“Camminare nella natura con la storia”: la Via micaelica molisana

Tra i cammini storici che attraversano il Molise (per Samnium antiqua itinera), un reticolo viario sicuramente documentabile è quello che, lungo la direttrice più breve, interna, raggiunge Monte Sant’Angelo, per poi ridiscendere a Siponto: dal Lazio al Sannio e dal Sannio alla Daunia, dalle montagne al mare. Sono le strade variamente utilizzate nei secoli da pastori, mercanti, pellegrini, crociati per recarsi in Puglia e/o alla Grotta dell’Arcangelo (da Nord e/o da Roma), attraverso il territorio del Molise-antico Sannio, che abbiamo cercato di ritrovare (e stiamo modernamente ritracciando): è riemersa così, man mano, una rete logica e funzionale o area di strada che lambendo i tratturi principali approfitta del complesso sistema di collegamento fra gli stessi.

Un cantiere di ricerca

Di grande aiuto, per l’impianto generale del progetto, gli studi sulla viabilità antica e medievale, la storia dei culti e della devozione popolare, il censimento dei beni storico-religiosi e storico-artistici, la toponomastica, la geologia, le fonti documentarie e la letteratura scientifica, last but not least, le memorie orali della popolazione più anziana. Tutte le informazioni raccolte, la documentazione fotografica, le mappe geo-cartografiche, le testimonianze scritte e orali sono state opportunamente archiviate in un geo-database, funzionale alla conservazione dei materiali e alla pubblicazione dei risultati.

Turismo lento e vocazione europea

Progetto di sviluppo locale che mira a promuovere il turismo lento (o “turismo dei cammini”) nei territori attraversati, valorizzando al contempo il patrimonio storico e culturale dei territori stessi, la “Via micaelica molisana” si inscrive idealmente nella “rete dei cammini europei di san Michele”, che ha l’ambizione di riunire partner motivati a supportare camminatori, pellegrini, ciclo-pellegrini etc. nell’organizzazione dei loro itinerari, strutturando cammini a libera percorrenza, comunicando informazioni pratiche e culturali, segnalando, animando e manutenendo i percorsi stessi.

 

Umberto Longo

Percorsi antichi, luoghi sacri e tecnologie digitali. L’esempio della Sabina e del Reatino

Si presentano i risultati e le prospettive per la storia del territorio della ricerca “Esperienze religiose, luoghi sacri e storia del territorio in Sabina e nel Reatino” che si colloca all’interno del tema generale “dai santi ai santuari”, lanciato da André Vauchez vincitore del Premio Balzan 2013. La ricerca è stata resa possibile grazie al finanziamento della Fondation pour le développement des recherches en histoire religieuse du Moyen Âge, abritée par l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres.

Obbiettivo primario della ricerca è stata la conoscenza della storia religiosa del territorio reatino e sabino dal tardoantico all’età moderna accompagnata anche dalla consapevolezza della necessità della valorizzazione del patrimonio storico, artistico e demo antropologico con particolare riferimento alla storia della santità, del culto dei santi, dei luoghi sacri e delle espressioni della devozione.

Caratteristiche strutturali sono un’amplissima dimensione diacronica e una programmatica non delimitazione dello spazio geografico di indagine.

La ricerca si è ispirata ai principi ispiratori del così detto spatial turn, e si inquadra a pieno titolo nel crescente interesse della storiografia per il rapporto tra uomo e spazio nel medioevo che si può riscontare negli ultimi decenni.

In questa prospettiva si acuisce la consapevolezza di come i luoghi e i cammini non siano semplicemente lo sfondo paesaggistico in cui si svolge una vicenda spirituale e esistenziale, ma siano una componente che interagisce profondamente con la santità e i culti.

Questa specifica e per così dire programmatica attenzione rivolta al problema degli spazi è una delle caratteristiche costitutive della ricerca e si lega all’altro aspetto fondamentale costituito dal ricorso alle tecnologie digitali come strumenti di ricerca e non come mero mezzo strumentale.

A tal fine è stato individuato uno strumento di ricerca particolarmente duttile, in grado di consentire e anzi valorizzare ed evidenziare le peculiarità del nostro oggetto di indagine.

Si è proceduto, infatti, alla costituzione e elaborazione dell’Atlante storico dei culti del Reatino e della Sabina (ASCRES). Un atlante storico-religioso, strumento di ricerca plastico, per così dire, in grado di mostrare le interazioni fra geografia fisica, insediamenti umani, individuali e collettivi, circoscrizioni ecclesiastiche e politico-amministrative, attraverso le varie epoche in una prospettiva diacronica e di sintesi.

 

Gianni Bergamaschi

I fondamenti storici per la realizzazione di un itinerario: l’esempio del Cammino di Santa Giulia

L’itinerario del Cammino di S. Giulia si sviluppa sui due poli geografici del suo culto: da Livorno (di cui la santa è patrona) a Brescia (dove sono custodite le reliquie). Il culto è documentabile per lo meno dal 762, quando i regnanti longobardi, Desiderio e Ansa, ordinarono di traslare le reliquie a Brescia dalla Gorgona (secondo le fonti agiografiche). Quello di santa Giulia potrebbe essere definito un “culto longobardo”, e di origine lucchese, perché presso la chiesa in Lucca dedicata alla Santa sono state rinvenute tre sepolture, di cui una con un ricchissimo corredo funebre, datato entro la metà del VII secolo. E da Lucca il culto si è diffuso in altre località della Toscana; in seguito, dopo la traslazione, dal monastero di S. Giulia in Brescia il culto si è ulteriormente irradiato in altre località del Nord Italia. Proprio su questi luoghi (documentati dal punto di vista storico e archeologico) viene costruito il percorso del Cammino, in qualche modo evocativo della traslazione. Lo scopo, quindi, del presente intervento, è mostrare come si possa costruire un itinerario su solidi fondamenti storici e, viceversa, dare alle ricerche storiche maggiore visibilità attraverso la proposta di un Cammino.