M. Torcivia
Vincenzo Diliberto. Fra Giuseppe Maria da Palermo ofmcap
Soveria Mannelli 2020

Vincenzo Diliberto (Palermo, 1 febbraio 1864-Sortino, Siracusa 1 gennaio 1886) è stato un giovane il cui breve ma maturo percorso umano si è caratterizzato per la profonda fede in Dio e la tenace fermezza. Qualità che lo hanno portato, dopo un attento discernimento vocazionale, dapprima nel Seminario Arcivescovile di Palermo (1881-1884) e poi a Sortino (1885), sede del Noviziato dei Frati Minori Cappuccini. In Convento, ha ricevuto il nome di fra Giuseppe Maria da Palermo.

Il volume presenta la vita, gli scritti autobiografici e biografici e alcuni tratti dell’esperienza spirituale di questa figura rappresentativa della spiritualità cattolica siciliana della seconda metà dell’Ottocento.

Info: www.rubettino.it

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Cammini di Santi – Il laboratorio

Il Laboratorio permanente sui “Cammini di Santi” intende configurarsi come un “think tank”, un terreno da dissodare con riflessioni teoriche su un fenomeno di grande attrattiva ed eminentemente trasversale quanto a competenze e ad ambiti di interesse: quello dei Cammini.

Il Laboratorio ha la sua genesi in due Panels promossi dall’AISSCA: il primo è stato presentato alla Terza Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana sulla Public History “Invito alla Storia” (Santa Maria Capua Vetere e Caserta, 24-29 giugno 2019); il secondo alla IV edizione dei Cantieri AISSCA dell’Agiografia “Comunicare la santità” (Roma, Università-Sapienza e Istituto “Antonianum”, 21-23 gennaio 2019). Alle iniziative hanno partecipato: Laura Carnevale (Università di Bari Aldo Moro), Ada Campione (Università di Bari Aldo Moro), Angela Laghezza (Università di Bari Aldo Moro), Umberto Longo (Sapienza-Università di Roma), Renzo Infante (Università di Foggia), Gianni Bergamaschi (Università Cattolica, Milano) e Mariantonietta Romano (Presidente dell’Associazione Culturale “Via Micaelica Molisana”).

I Cammini debbono essere considerati un fenomeno storico e agiografico nel senso più pieno dei due termini. La prospettiva storico-agiografica è infatti cruciale quando si parla di Cammini, in primis con riferimento alla storia attuale, soprattutto a quella di questo 2020 drammaticamente segnato dalla crisi del COVID19, che da un lato sta portando molti turisti a convertirsi in “camminatori” e che, dall’altro, sta inducendo i fedeli a rinnovate forme di religiosità, culto e devozione nei confronti di santi protettori e Madonne. In secundis, tuttavia – ed è quello che più interessa gli specialisti e gli addetti ai lavori – la pratica del Cammino va intesa come un fenomeno storico-agiografico del presente necessariamente legato al passato, attraverso la plurisecolare storia dei percorsi di pellegrinaggio, che, talvolta sottotraccia, permea ancora per molti aspetti alcuni sviluppi attuali. La pratica del pellegrinaggio, a sua volta, è connessa con l’esistenza di specifici luoghi sacri, polo d’attrazione e convergenza dei pellegrini: i santuari. Connotati da un “surplus di santità” e scrigno di reliquie, memorie, corpi o oggetti sacri, questi luoghi sorsero ovunque sul continente europeo a partire dalla tarda antichità, dalle coste del Mediterraneo a quelle dell’Atlantico: particolarmente importanti, anche per le vie di pellegrinaggio a essi collegate, furono i santuari micaelici, giacobei, nicolaiani, mariani. Si tratta di fondazioni spesso di rilievo cruciale nel tempo sul piano storico-politico, oltre che storico-religioso, e che allo stato attuale custodiscono un patrimonio ricco e stratificato, materiale e immateriale – memorie identitarie, tradizioni religiose, pratiche devozionali, oggetti votivi, manufatti artistici talvolta di elevatissima fattura –, in molti casi da riscoprire e da valorizzare.

Sul tema dei santuari sono state condotte ricerche pluridecennali da illustri studiosi membri dell’AISSCA (basti citare i nomi di Sofia Boesch Gajano, Giorgio Otranto, André Vauchez, Roberto Rusconi) e dell’AIRS (Associazione Internazionale per la Ricerca sui Santuari) (consulta la collana editoriale), e riprese recentemente in iniziative e progetti nuovi, quali la pubblicazione della Collana Santuari Cristiani d’Italia, il Censimento dei santuari francesi a cura dell’AIRS o e il Progetto FIRB “Spazi e percorsi sacri” (2012-2017).

Allo stato attuale i Cammini si inseriscono nell’ambito del turismo lento e sostenibile, naturalistico, religioso, culturale e concorrono alla valorizzazione di aree attualmente marginali o rurali. In particolare, i “Cammini di Santi” possano essere intesi secondo diverse accezioni:

  • percorsi che ricostruiscono l’iter cultuale e devozionale dedicato al santo, anche attraverso una “catena” di santuari a lui intitolati;
  • percorsi che ricostruiscono, con correttezza storica, l’itinerario della traslazione di reliquie;
  • percorsi che ripropongono ai camminatori/pellegrini moderni le vie calcate da un santo.

Alla luce di quanto evidenziato, il Laboratorio permanente si propone di fungere da volano per iniziative diverse e rivolte a un target diversificato (conferenze, seminari didattici, tavole rotonde, proiezioni cinematografiche o documentarie) ed è concepito come una “cassa di risonanza” per eventi collegabili a specifici Cammini sul territorio nazionale (inaugurazione di nuovi percorsi, rivalutazione di antiche vie di pellegrinaggio).

Nell’ambito del Laboratorio, inoltre, si intendono sviluppare almeno le questioni qui sotto indicate.

1) La problematicità della denominazione di “cammini storici”, nell’ambito dei quali andrebbero almeno distinti:

– gli itinerari culturali che connettono località di interesse storico, non sempre in origine collegate da vie di percorrenza antiche e medievali (può trattarsi di “cammini tematici”, “cammini archeologici” etc.);

le vie storiche di pellegrinaggio, cioè gli itinerari documentati come realmente percorsi, in epoca tardoantica, medievale e/o moderna, dai pellegrini (ma anche da mercanti, soldati etc.) diretti a specifici luoghi santi (santuari di San Michele Arcangelo, di San Giacomo di Compostela, di San Nicola, santuari mariani etc.) ma anche, per esempio, dalle reliquie di santi (percorsi di traslazione).

2) Il ruolo svolto dagli agiografi ai fini di una corretta conoscenza della figura del santo, del contesto storico in cui si colloca la sua esistenza e della sua tradizione cultuale, nonché del patrimonio storico-artistico e demo-antropologico implicato nella valorizzazione dei Cammini. Si tratta di un ruolo cruciale non solo per la ricerca, ma anche per la diffusione di corrette informazioni presso un pubblico di non specialisti, al fine di consegnare ad una audience ampia e consapevole una nuova idea dei “Cammini di Santi”.

3) Il rapporto fra camminatori e pellegrini antichi e medievali, nonché fra camminatori e pellegrini nel XXI secolo: è un rapporto che si declina in primo luogo attraverso i motivi e le intenzioni che conducono a mettersi in marcia, ma si esprime anche – per esempio – attraverso la percezione del tempo e dello spazio da parte di chi cammina. Pensiamo ad aspetti quali la consapevolezza storica dei camminatori, la loro “memoria culturale”, la scelta degli itinerari, l’esercizio o meno di pratiche identitarie collettive, le forme di frequentazione dei luoghi sacri (interessi cultuali e/o culturali, naturalistici etc.). Si pensi inoltre al fatto che i percorsi di pellegrinaggio erano veicolo non solo di persone, ma di idee, testi, merci, reliquie, prospettive religiose, ideali di vita: i pellegrini, pertanto, erano quant’altri mai viandanti aperti, nella loro tensione verso l’incontro con l’Altro, al confronto con il diverso e l’inatteso.

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M. Papasidero
Translatio sanctitatis. I furti di reliquie nell’Italia medievale
Firenze 2019

Il volume ha l’obiettivo di analizzare la tradizione agiografica dei trafugamenti di reliquie nell’Italia medievale. Dal momento che il tema dei furta sacra vanta una consolidata tradizione storiografica, si è deciso di porre l’attenzione su testi e contesti che non sempre hanno ricevuto la dovuta attenzione, al fine di valorizzarne i caratteri e le affinità. Il cuore del libro è costituito dall’analisi delle translationes furtive, i racconti agiografici che narrano il trasferimento di reliquie da un luogo a un altro in seguito a un furto. Attraverso lo studio dei contesti storici, delle dinamiche narrative, dei temi letterari e degli aspetti antropologici, si è cercato di soffermare l’attenzione sulla ricchezza e complessità del fenomeno nel corso dei secoli, tratteggiando la storia di uno specifico aspetto del culto dei santi e delle reliquie, che è anche storia della cultura e dell’immaginario religioso medievali.

Info e download: www.fupress.com

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P. Messa
Francesco profeta. La costruzione di un carisma
Roma 2020

Nello scorrere del tempo Francesco d’Assisi fu riconosciuto come profeta, ossia persona dotata di doni profetici. Così, ad esempio, alcune fonti, dopo aver dimostrato che l’Assisiate fu apostolo, avendo imitato la vita di Cristo, ed evangelista, a causa della predicazione, affermano che il santo fu reso dal Signore profeta luminoso e straordinario.

Il tema della profezia, che coinvolge non soltanto la religiosità, ma anche diversi ambiti della vita personale e sociale, nel corso degli anni è stato esaminato da storici delle religioni e del cristianesimo sotto molteplici aspetti, fino ad essere approfondito e studiato nei suoi contenuti, contesti specifici ed esiti. Considerando i risultati raggiunti e i diversi metodi di approccio è interessante studiare Francesco d’Assisi e il carisma profetico a lui attribuito.

Info: www.viella.it

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Speculum futurorum temporum
Ildegarda di Bingen tra agiografia e memoria

a cura di A. Bartolomei Romagnoli e S. Boesch Gajano
Roma 2019

Agli inizi del Duecento, il monaco Gebeno di Eberbach stilò una galleria degli uomini illustri del secolo XII, da Bernardo di Chiaravalle a Ugo e Riccardo di S. Vittore, da Tommaso Becket vescovo e martire al venerabile abate Aelredo di Rievaulx, sino a Gioacchino da Fiore, «qui spiritum prophetiae habuisse dicitur». Ma di tutte queste figure, per il monaco Gebeno, la più grande era stata Ildegarda di Bingen. Essa infatti assomigliava a un’aquila, e a lei, come a Giovanni, «arcana et secreta sua […] Deus plus caeteris revelavit», segreti che aveva poi comunicato in maniera mirabile, anche se «obscure et inusitato stylo». Nei documenti dell’epoca Ildegarda è indicata come abbatissa, ma anche come magistra, domina o praeposita. Lei invece parlava di sé stessa come dell’“ombra della luce vivente”.

Ascoltata come un oracolo, venerata come una santa, si erano cominciate a scrivere biografie su di lei quando era ancora in vita. A distanza di cinquant’anni dalla morte, nel 1233, papa Gregorio IX ordinò un’inchiesta sulle sue virtù e i suoi miracoli, in ottemperanza alla nuova prassi canonica. Ma l’iter processuale subì una battuta d’arresto al tempo del pontificato di Giovanni XXII, in un clima poco favorevole alla santità mistica e profetica. Per arrivare al riconoscimento ufficiale si sarebbe dovuto attendere il 7 ottobre 2012, quando la santità di Ildegarda di Bingen, universale, è stata proclamata con canonizzazione equipollente da papa Benedetto XVI, cui è seguito, a distanza di pochi mesi, il riconoscimento di dottore della Chiesa. Si è trattato di un provvedimento di notevole portata, che ha sancito l’autorevolezza di un magistero femminile di tipo carismatico, un messaggio che, nel 2013, è stato in un certo senso rafforzato con la canonizzazione di Angela da Foligno.

Profetessa, teologa, scienziata, musicista, poetessa, la figura complessa e poliedrica di Ildegarda è stata al centro negli ultimi decenni di una riscoperta storiografica agevolata anche dal lavoro di edizione critica delle sue opere. La pubblicazione del corpus degli scritti ha favorito una più approfondita conoscenza del suo pensiero e della sua attività multifome.  È stato messo a fuoco il suo ruolo nella storia della cultura, riconoscendo in Ildegarda uno dei grandi protagonisti del risveglio intellettuale europeo del secolo XII, mentre la sua testimonianza viene ormai giustamente valutata come una delle più alte espressioni storiche dell’autocoscienza femminile. E tuttavia, in questo straordinario fervore di studi, ancora oggi non disponiamo di una biografia storicamente fondata di Ildegarda, che all’analisi delle testimonianze documentarie, in particolare delle sue lettere, unisca lo studio approfondito e articolato delle testimonianze bio-agiografiche.

Da questa esigenza ha preso le mosse un progetto di ricerca che intendeva analizzare fonti agiografiche ancora poco valorizzate e ricostruire i percorsi della memoria di Ildegarda, con un’impostazione cronologicamente rovesciata. Gli studi compresi in questo volume sono stati presentati e discussi nel corso di un Convegno organizzato dall’Associazione Italiana per lo Studio della Santità dei Culti e dell’Agiografia (AISSCA) in collaborazione con l’Istituto Storico per il Medioevo (ISIME), che si è svolto a Roma, presso i locali dell’Istituto, nell’aprile del 2017.

Indice del volume

Info: www.isime.it

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5. I santi internauti. Esplorazioni agiografiche nel web
a cura di C. Santi e D. Solvi
Roma 2019

Il web costituisce oggi l’agorà in cui una molteplicità di soggetti scambia contenuti multimediali in tempo reale, agendo di volta in volta come produttore, fruitore o semplice “ripetitore”. In questa sorta di realtà di secondo grado, parallela al mondo reale, non potevano mancare i contenuti di carattere agiografico, tanto più in un’epoca che è stata definita di “rivincita del sacro”: il santo è ancora – o è tornato a essere – elemento vitale nella religiosità contemporanea ed è diventato oggetto di curiosità per una platea più ampia dei soli fedeli o praticanti cattolici.

Allo scopo di indagare questa nuova dimensione del sacro risponde il presente volume, spazio di riflessione incentrato non tanto sul mezzo in sé quanto sullo specifico tema dei santi e delle devozioni del mondo contemporaneo, visti attraverso la lente del web.

Info: www.viella.it

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6. Santi in posa. L’influsso della fotografia sull’immaginario religioso
a cura di T. Caliò
Roma 2019

È raro incontrare i termini “religiosa”, “sacra” o “devozionale” tra i diversi aggettivi che accompagnano il sostantivo “fotografia”. Si tratta di una tipologia non rilevata, a dispetto di un fenomeno che si presenta fin dalle origini di dimensioni rimarchevoli. Questo volume si prefigge di porre l’accento non tanto sulla fotografia come fonte per la storia religiosa, quanto sul suo utilizzo nei processi di promozione del culto dei santi e nella prassi devozionale: l’introduzione della macchina fotografica nella sfera del sacro e la sua evoluzione in una pratica di “massa” determinano l’inserimento dell’immaginario agiografico nell’universo mediatico in un processo di contaminazione tra sacro e profano.

Il volume si caratterizza per un approccio marcatamente interdisciplinare in cui la prospettiva storico-religiosa e agiografica si confronta con la storia della fotografia, l’antropologia, la sociologia, la storia dell’arte.

Info: www.viella.it

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Public Uses of Human Remains and Relics in History
a cura di S. Cavicchioli e L. Provero
Londra 2019

The principal theme of this volume is the importance of the public use of human remains in a historical perspective. The book presents a series of case studies aimed at offering historiographical and methodological reflections and providing interpretative approaches highlighting how, through the ages and with a succession of complex practices and uses, human remains have been imbued with a plurality of meanings. Covering a period running from late antiquity to the present day, the contributions are the combined results of multidisciplinary research pertaining to the realities of the Italian peninsula, hitherto not investigated with a long-term and multidisciplinary historical perspective.

From the relics of great men to the remains of patriots, and from anatomical specimens to the skeletons of the saints: through these case studies the scholars involved have investigated a wide range of human remains (real or reputed) and of meanings attributed to them, in order to decipher their function over the centuries. In doing so, they have traversed the interpretative boundaries of political history, religious history and the history of science, as required by questions aimed at integrating the anthropological, social and cultural aspects of a complex subject.

Info: www.routledge.com

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A. Marini
“Se ti dimentico, Gerusalemme…”. Bernardo di Clairvaux e la Terrasanta
Roma 2019

 

Bernardo di Clairvaux è tra i personaggi più noti del Medioevo, maestro di spiritualità, mistico, propagatore del neonato ordine monastico cistercense. Partecipe attivo degli avvenimenti del suo tempo, mantenne sempre un’attenzione all’Oltremare cristiano, ai suoi problemi ed alla sua difesa, sostenendo la nascita e lo sviluppo dei Cavalieri del Tempio, predicando la seconda crociata, mantenendo contatti epistolari con la regina di Gerusalemme. Il libro presenta questo aspetto dell’impegno e della spiritualità di Bernardo, evidenziando anche il suo atteggiamento verso l’Islam e verso il problema della conversione al cristianesimo. Nella vasta produzione dell’abate di Clairvaux, scrittore prolifico, sono poi selezionati gli scritti che riguardano questo aspetto (riportati nell’originale latino ed in traduzione italiana), quantitativamente minori ma non meno significativi della sua personalità.

Alfonso Marini (1949) è nato a Caserta e ha condotto gli studi a Roma, dove abita. Professore asso­ciato di Storia Medievale presso il Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo dell’Università di Roma La Sapienza, presso la quale è stato Ricerca­tore dal 1985 al 2003. Docente supplente presso l’Università della Basilicata negli Anni Accademici 1994-95 e 1995-96; profes­sore invitato presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma in vari anni accade­mici.

Membro dell’AISSCA (Associa­zione italiana per lo studio della santità, dei culti e dell’agiogra­fia); della Società Inter­nazionale di Studi Francescani; della Redazione della rivista Frate Francesco; dei Comitati Scientifici della rivista Picenum Seraphicum e della Collana Itinerarium hi­storiae di Aracne Editrice.

Tra le sue pubblicazioni: Sorores alaudae. Francesco d’Assisi, il creato, gli animali (Assisi 1989); Storia della chiesa medievale (Casale Monferrato 1991); Agnese di Boemia (Roma 1991); Da Assisi al mondo. Storie e riflessioni del primo secolo francescano (con Marco Bartoli, Trapani, Il pozzo di Giacobbe, 2010); le introduzioni agli scritti di Chiara in Claire d’Assise, Écrits, Vies, documents (Paris, Éditions du Cerf – Éditions Franciscaines, 2013) e al volume Sainte Agnès de Prague (Paris 2013); Francesco d’Assisi, il mercante del regno, Roma, Carocci, 2015; lo studio e l’edizione de Il processo di canonizzazione di Celestino V, I, 1 (con Alessandra Bartolomei Romagnoli), I, 2, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2015 e 2016.

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Apparizioni e rivoluzioni
Studi e Materiali di Storia delle Religioni 85/2 (2019)

Sezione monografica

Apparizioni e rivoluzioni
L’uso pubblico delle ierofanie fra tardo antico ed età contemporanea
  • Paolo Cozzo, Apparizioni e rivoluzioni. Potenzialità e criticità di un binomio complesso
  • Mauro Belcastro, Essere e vedere. Dichiarazioni identitarie nel Libro delle Parabole
  • Claudio Gianotto, Le apparizioni del Risorto come fattore di costruzione identitaria e strumento di legittimazione di gruppi concorrenti all’interno del cristianesimo nascente
  • Andrea Nicolotti, Un’apparizione nella Vita di Gregorio il Taumaturgo di Gregorio di Nissa
  • Adele Monaci Castagno, Lettera a Costanzo II di Cirillo di Gerusalemme. L’apparizione della croce
  • Francesco Salvestrini, Ignis probatione cognoscere. Manifestazioni del divino e riflessi politici nella Firenze dei secoli XI e XV
  • Caterina Celeste Berardi, L’apparizione della Madonna (“della Libera”?) a Benevento. Fine di un assedio e inizio di un culto
  • Laura Gaffuri, L’immaginario religioso tardo-medievale al vaglio delle scritture dei laici e della pastorale
  • Catherine Guyon, Les apparitions mariales dans l’espace français et ses marges et les mutations de la fin du XVe et du début du XVIe siècle
  • Antoine Mazurek, Apparitions angéliques et construction de la légitimité politique dans la péninsule ibérique de la fin du Moyen Age à Fatima
  • Andrea Salvo Rossi, La manifestazione del sacro come messa in scena nei Discorsi di Niccolò Machiavelli
  • Franco Motta, Logiche dell’immateriale. Le apparizioni spiritiche nell’opera di Peter Thyraeus (1546-1601)
  • Valentine Saraïs – Nicolas Sarzeaud, Un’immagine da rivoltare. Il volto santo di Manoppello: rito e manipolazione
  • Paolo Cozzo, Apparizioni fra «dubbiezze, dissenzioni e guerre». L’uso pubblico delle ierofanie nel Piemonte meridionale tra fine Cinquecento e metà Seicento
  • Bruno Maes, Les apparitions mariales à l’époque moderne, ou l’émergence du modèle tridentin
  • Bruno Farinelli, Le divin Coeur dans un trône de flammes. Lessico politico, visioni mistiche e sovranità del Sacro Cuore di Cristo
  • Renzo Infante, Le apparizioni dell’Iconavetere nel secolare conflitto tra Troia e Foggia
  • Carlo Bazzani, Miracoli e ierofanie in epoca rivoluzionaria. Rivoluzionari e controrivoluzionari a confronto attraverso il caso veneto e cisalpino
  • Eva Fontana Castelli, Gli Ultimi Avvisi di Maria (Loreto, 1797)
  • Gaetano Spampinato, Apparizioni, rivoluzione religiosa e “identità americana” nel primo mormonismo
  • Pierangelo Gentile, La superstizione di re Carlo Alberto. Il caso della visionaria Carlotta Cerino
  • Jacopo De Santis, «Le congiure de’ miracoli». Eventi prodigiosi e ierofanie tra devozione e politica nella Roma repubblicana del 1849
  • Maria Paiano, Le apparizioni mariane dopo l’Unità d’Italia. «Il Giardinetto di Maria» di Giovanni Acquaderni (1863-1870)
  • Eleonora Rai, Prophecies, eschatology, and the fall of the Pope. The prophetesses of Pusiano and the crisis of the Roman Church (19th century) Alessandro Di Marco, Regnum Galliæ, Regnum Mariæ. L’apparizione di Pontmain nell’Ottocento tra nazionalismo e apostasia
  • Marta Margotti, Spettri della rivoluzione. Pratiche spiritiche, mutamenti sociali e inquietudini psicologiche tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento
  • Matteo Mennini, L’apparizione alle Tre Fontane a Roma (1947-1948) nell’«anno dei prodigi»
  • Jean-Noël Grandhomme, Les Apparitions de L’Île-Bouchard dans le contexte de l’échec de la ‘‘révolution communiste’’ en France (décembre 1947)
  • Oliver Panichi, Prudenza ecclesiale ed emozioni di massa nelle apparizioni mariane di Gimigliano (1948)
  • Francesco Ferrari, Le “apparizioni” della Madonna a Medjugorje tra la dissoluzione della Jugoslavia e la guerra di Bosnia (1981-1995)
  • Stefano Simiz, René Laurentin (1917-2017). Théologien, mariologue et historien des apparitions. Portrait historiographique
  • Ottavia Niccoli, Postfazione

SAGGI / ESSAYS

  • Angela Bernardo, La mediazione culturale in Europa. Un primo quadro analitico
  • Giulia Sfameni Gasparro, Statue da leggere. Porfirio e la “sapienza teologica” rivelata dalle immagini divine
  • Marinella Ceravolo, L’attivazione della statua di culto in Mesopotamia. Il rituale mīs pî tra dualità e riti di passaggio

MATERIALI / MATERIALS 

  • Augusto D’Angelo, «Beatissimo Padre… sono rientrato dalla Terra Santa». Il rapporto a Pio xii di mons. Giuseppe Bicchierai sulla situazione in Palestina e Israele agli inizi del 1949

Info: www.morcelliana.net

 

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